IL MANUALE SIGNORINI: Come Trasformare una Crisi in un Disastro Nucleare
(E Cosa Puoi Imparare Tu, Imprenditore, Per Non Fare Lo Stesso)
Ovvero: quando pensi che il silenzio sia d’oro, ma scopri che nell’era di Internet è solo piombo fuso che ti cola addosso.
AGGIORNAMENTO DEL 30 DICEMBRE, ORE 17:30: Mentre questo articolo andava in pubblicazione, Fanpage ha battuto la notizia: Alfonso Signorini è ufficialmente indagato dalla Procura di Milano per violenza sessuale ed estorsione. Un "atto dovuto" a seguito della denuncia di Antonio Medugno. Quello che leggerai qui sotto, quindi, non è più solo un'analisi di comunicazione di crisi. È la cronaca di un disastro annunciato che si è appena trasformato in un fascicolo penale.
Caro imprenditore,
siediti comodo, versati qualcosa di forte e preparati a una lezione di crisis management che non troverai in nessun manuale di Harvard.
Perché quello che è successo ad Alfonso Signorini nelle ultime due settimane è il più spettacolare esempio di come NON gestire una crisi di comunicazione dai tempi in cui qualcuno a Chernobyl disse “tranquilli, è tutto sotto controllo”.
Ma andiamo con ordine.
ATTO PRIMO
In Cui l’Ex Re dei Paparazzi con un Canale YouTube Mette in Ginocchio un Impero
Il 15 dicembre 2025, mentre tu probabilmente stavi pensando ai regali di Natale, Fabrizio Corona (sì, proprio lui, quello che è stato dentro e fuori dal carcere più volte di quanto io sia stato dentro e fuori da un bar) pubblica su YouTube una puntata del suo format “Falsissimo”.
Il titolo? “Il prezzo del successo”.
Il contenuto? Accuse pesantissime contro Alfonso Signorini, direttore di Chi, conduttore del Grande Fratello e, fino a quel momento, uno degli uomini più potenti della televisione italiana.
Le accuse, in sintesi: Signorini avrebbe sistematicamente richiesto favori sessuali ad aspiranti concorrenti del reality in cambio dell’ingresso nel programma. Corona parla di un “sistema” consolidato, mostra presunte chat, presenta il “caso zero” (un ex concorrente di nome Antonio Medugno) e promette di avere “almeno 500 casi negli ultimi 10 anni”.
Ora, fermati un attimo.
Corona è credibile? È un pluricondannato per estorsione, banconote false, bancarotta fraudolenta. Il suo curriculum penale è più lungo del menù di un ristorante cinese.
Ma sai cosa? Non importa.
Quello che importa, dal punto di vista della comunicazione di crisi, è che quel video ha fatto 2 milioni di visualizzazioni in 48 ore. E la seconda puntata ne ha fatte altre 5 milioni.
Sette milioni di visualizzazioni. Più del doppio degli spettatori del Grande Fratello su Canale 5.
E qui inizia la lezione.
ATTO SECONDO
La Strategia del “Facciamo Finta di Niente” (Spoiler: Non Funziona Mai)
Di fronte a questo tsunami, cosa fa Signorini?
Silenzio.
Per 48 ore, silenzio assoluto. Poi, finalmente, una dichiarazione al Corriere della Sera. Che dice, testualmente:
“Non parlo di questo, mi scusi ma preferisco non entrare nel merito della vicenda. Le dico però che ho già messo tutto in mano ai miei legali.”
Fantastico. Brillante. Una masterclass in come alimentare i sospetti dell’opinione pubblica, indipendentemente dalla fondatezza delle accuse.
Perché vedi, caro imprenditore, c’è una regola aurea nella comunicazione di crisi che evidentemente a Signorini nessuno ha mai spiegato:
Il vuoto comunicativo viene sempre riempito dalla narrativa del tuo avversario.
Sempre. Senza eccezioni. È una legge fisica, come la gravità.
Mentre Signorini taceva, Corona pubblicava altri video. Medugno rilasciava interviste. I social esplodevano. E la storia si consolidava nell’immaginario collettivo senza che nessuno la contraddicesse.
Ma aspetta, perché il bello deve ancora venire.
ATTO TERZO
L’Effetto Streisand, Ovvero Come Trasformare un Incendio in un’Apocalisse
Il 27 dicembre, dopo quasi due settimane di silenzio imbarazzante interrotto solo da apparizioni televisive per promuovere il suo libro (sì, hai letto bene: nel mezzo dello scandalo più grande della sua carriera, Signorini andava a Mattino 5 a parlare del suo romanzo, senza che nessuno in studio osasse menzionare l’elefante nella stanza), Signorini decide di fare una mossa.
Quale mossa?
Disattiva il suo profilo Instagram.
Un profilo con oltre un milione di follower. Sparito. Puf. Come se cancellando il profilo potesse cancellare lo scandalo.
Ora, se conosci l’Effetto Streisand, sai già come è andata a finire.
Per chi non lo sapesse: l’Effetto Streisand prende il nome da Barbra Streisand, che nel 2003 cercò di far rimuovere da Internet una foto aerea della sua villa. Prima della causa legale, quella foto era stata scaricata 6 volte. Dopo? 420.000 volte in un mese.
Risultato della chiusura del profilo di Signorini?
Una nuova ondata di articoli.
Una nuova ondata di commenti.
Una nuova ondata di attenzione.
E Corona, nel frattempo, ha guadagnato 200.000 nuovi follower in 10 giorni.
Complimenti. Standing ovation. È come cercare di spegnere un incendio con la benzina.
ATTO QUARTO
Il Silenzio Assordante dei Media (E Perché Ha Peggiorato Tutto)
Ed eccoci al punto che, secondo me, è il più interessante (e il più devastante) di tutta questa vicenda.
Perché vedi, mentre Signorini taceva, c’era qualcun altro che taceva ancora più forte.
I media mainstream.
Il TG5 (il telegiornale di Mediaset, l’azienda per cui Signorini lavora) non ha dedicato un solo secondo alla vicenda. Zero. Nada. Come se non esistesse.
Nel frattempo, il TG1 della RAI mandava in onda servizi, intervistava Corona fuori dalla Procura, trattava la cosa come notizia di cronaca giudiziaria.
Dagospia, che normalmente su queste cose si fionda come un avvoltoio su una carcassa, ha aspettato tre giorni prima di pronunciarsi. E quando lo ha fatto, ha preso posizione a favore di Signorini, definendo Corona “ex galeotto”.
Il Corriere della Sera è diventato il canale privilegiato per i comunicati della difesa.
La Repubblica e La Stampa, almeno nella mia percezione di lettore, non hanno dato alla vicenda lo stesso spazio riservato a casi analoghi del passato.
Solo Fanpage, Il Fatto Quotidiano e pochi altri hanno fatto quello che il giornalismo dovrebbe fare: raccontare i fatti.
E sai qual è stato l’effetto di quello che a molti è apparso come un silenzio concertato?
Ha alimentato il complottismo in modo esponenziale.
INTERMEZZO: La “Lobby” e l’Autogol del Secolo
Ora devo affrontare un argomento delicato, quindi permettimi di essere chirurgicamente preciso.
Esiste una “lobby gay” che controlla i media italiani e ha cercato di insabbiare lo scandalo Signorini come molti sostengono e che l’ultima foglia di fico al riguardo sia ormai caduta?
Non lo so. E francamente, non è questo il punto.
Il punto è che milioni di persone sono convinte che esista.
E il comportamento dei media nelle ultime due settimane ha fatto di tutto per confermare questa percezione.
Pensaci un attimo.
Quando scoppiò il caso Weinstein, i media di tutto il mondo (italiani inclusi) si fiondarono sulla storia. Copertine, speciali, approfondimenti, editoriali. Il mostro era stato smascherato e bisognava raccontarlo.
Quando negli anni ‘90 Gigi Sabani e Valerio Merola furono arrestati per il cosiddetto scandalo “Vallettopoli” (poi risultato un clamoroso errore giudiziario), i media li massacrarono. Sabani fu arrestato all’alba, umiliato, la sua carriera distrutta. Morì poco dopo, e molti sostengono che quella vicenda gli abbia spezzato il cuore.
Ma quando le accuse riguardano Signorini (personaggio apertamente gay, potentissimo nel mondo dello spettacolo) improvvisamente i media scoprono la prudenza?
Improvvisamente bisogna “aspettare gli sviluppi giudiziari”?
Improvvisamente il garantismo diventa sacro?
Capisci il problema?
Non sto dicendo che le accuse a Signorini siano vere. Non lo so, e non spetta a me stabilirlo.
Sto dicendo che il doppio standard nella copertura mediatica è stato così evidente, così sfacciato, così imbarazzante, che ha fatto più danni di qualsiasi video di Corona.
Milo Coretti, vincitore del Grande Fratello 7, ha dichiarato pubblicamente di essere stato escluso dall’Isola dei Famosi perché “non facevo parte di nessuna lobby, non ero gay”.
Vero? Falso? Chi lo sa. Ma quando la gente inizia a pensarla così, quando questa diventa la percezione diffusa, hai un problema di proporzioni enormi.
E il silenzio dei media (quel silenzio goffo, imbarazzato, palesemente interessato) ha trasformato quella che poteva essere una semplice teoria del complotto in una convinzione radicata per milioni di italiani.
Complimenti. Altro autogol. Altra benzina sul fuoco.
ATTO QUINTO
Il Confronto con i Casi del Passato (Ovvero: Due Pesi e Due Misure)
Per capire quanto sia stata disastrosa la gestione mediatica di questa vicenda, facciamo un rapido confronto con casi simili del passato.
Caso Weinstein (2017)Le prime accuse vengono pubblicate dal New York Times. Nel giro di 48 ore, tutti i media del mondo ne parlano. Weinstein viene scaricato dalla sua stessa azienda in una settimana. La sua carriera è finita prima ancora che inizi il processo.
Caso Sabani-Merola (1996)Arresto all’alba, conferenze stampa della polizia, titoloni sui giornali, carriere distrutte. Poi si scoprirà che erano innocenti. Sabani riceverà un risarcimento di 24 milioni di lire per ingiusta detenzione. Ma ormai era troppo tardi.
Caso Signorini (2025)Silenzio dei TG Mediaset. Copertura minimale dei giornali. Prudenza improvvisa. Garantismo a orologeria.(Vedi atto successivo)
Vedi la differenza?
E non venirmi a dire che “Corona non è credibile”. Certo che non è credibile. Ma nel caso Sabani le accuse venivano da fonti la cui credibilità fu poi completamente smentita dai tribunali, e questo non ha fermato nessuno dal massacrarlo mediaticamente.
Il problema non è la credibilità dell’accusatore. Il problema è che quando l’accusato è “dei nostri” (qualunque cosa significhi “nostri”), improvvisamente le regole cambiano.
E la gente se ne accorge. Oh, se se ne accorge.
ATTO SESTO
L’Autosospensione, la Querela e l’Errore Fatale
Il 29 dicembre (quattordici giorni dopo l’inizio dello scandalo, una settimana dopo la denuncia formale di Medugno) Signorini finalmente fa qualcosa.
Si autosospende da Mediaset.
I suoi nuovi avvocati (sì, nel frattempo ha anche cambiato avvocati, perché niente dice “situazione sotto controllo” come licenziare il tuo legale nel mezzo di una crisi) rilasciano un comunicato in cui parlano di “campagna calunniosa e diffamatoria volta a distruggere la sua onorabilità”.
Mediaset accoglie la decisione con un comunicato che è un capolavoro di equilibrismo diplomatico: sostiene Signorini ma si riserva di agire “sulla base di elementi oggettivi e fatti verificati”.
Tradotto dal corporatese: “Ti difendiamo, ma se le cose si mettono male ti scarichiamo in un nanosecondo.”
Ma la mossa più devastante Signorini l’aveva già fatta giorni prima, quando sembrava quella giusta: querelare Corona per revenge porn.
Pensaci un attimo.
Signorini querela Corona. E qui succede qualcosa di interessante.
Venerdì 20 dicembre, alle sei del mattino, quattordici agenti bussano alla porta di Corona. Perquisiscono casa sua, gli studi di Falsissimo, la sede della Velvet Cut. Sequestrano telefoni, tablet, tutto.
Quattordici agenti. All’alba. Quattro giorni dopo la querela.
Ora, chiunque abbia avuto a che fare con la giustizia italiana sa che i tempi normali sono biblici. Mesi per una notifica. Anni per un processo. Decenni per una sentenza definitiva.
Ma per Corona?
Quattro giorni.
Quattordici agenti.
Alle sei del mattino.
Non sto dicendo che sia illegittimo. Sto dicendo che milioni di italiani hanno visto questo e si sono fatti una domanda: come mai tutta questa efficienza? E la risposta che si sono dati, a torto o a ragione, ha alimentato ancora di più la percezione che Signorini abbia alle spalle qualcuno di molto potente. Qualcuno che non si tocca.
La querela finisce sulla scrivania della pm Letizia Mannella. Corona viene convocato in Procura. E cosa fa Corona in Procura?
Consegna materiale.
Fa nomi.
Racconta tutto quello che sa.
A quel punto Medugno, che fino a quel momento aveva solo parlato davanti a una telecamera di YouTube, si trova davanti a una scelta: la Procura sta già indagando, c’è un fascicolo aperto, Corona ha portato le prove.
Denuncia o non denuncia?
Denuncia.
E oggi, 30 dicembre, Signorini è ufficialmente indagato per violenza sessuale ed estorsione.
Capisci cosa è successo?
Signorini ha aperto lui stesso le porte del tribunale. E una volta che le apri, non controlli più chi decide di entrarci.
Se avesse gestito diversamente la crisi mediatica nei primi giorni, se avesse tolto ossigeno alla storia invece di alimentarla col silenzio, se non avesse innescato lui stesso la spirale giudiziaria con quella querela... forse Medugno non avrebbe mai denunciato.
O l’avrebbe fatto con meno clamore, meno supporto pubblico, meno pressione mediatica alle spalle.
Invece no.
Quattordici giorni di silenzio. Poi una querela che ha aperto il vaso di Pandora. Poi un’autosospensione quando ormai il danno era fatto.
Al giorno uno, un consulente di crisis management blandamente competente avrebbe suggerito qualcosa di completamente diverso.
COSA AVREBBE DOVUTO FARE SIGNORINI
(E Cosa Devi Fare Tu Se Ti Trovi in Una Situazione Simile)
Ok, basta sarcasmo. Parliamo di cose serie.
Se mai ti trovassi ad affrontare una crisi reputazionale (e credimi, nel mondo degli affari può succedere a chiunque) ecco cosa NON devi fare:
Non tacere. Il silenzio comunica colpevolezza. Sempre. Anche se sei innocente. Anche se i tuoi avvocati ti dicono di stare zitto. Devi parlare. Devi controllare la narrativa. Devi riempire il vuoto prima che lo riempia qualcun altro.
Non affidarti solo agli avvocati. Gli avvocati pensano in termini legali. La comunicazione di crisi richiede un approccio diverso. Quello che è prudente dal punto di vista legale può essere suicida dal punto di vista comunicativo. Hai bisogno di entrambe le competenze, e devi bilanciarle.
Non pensare che “si dimenticheranno”. Siamo nel 2025, non nel 1985. Internet non dimentica. I motori di ricerca non dimenticano. I social non dimenticano. Quello che non affronti oggi ti perseguiterà per sempre.
Non cercare di far sparire le cose. Cancellare i profili social, far rimuovere contenuti, chiedere ai giornali amici di non parlarne: sono tutte strategie che funzionavano quarant’anni fa. Oggi producono l’effetto opposto. Amplificano la crisi invece di contenerla.
Non affidarti al “sistema” per proteggerti. Se il TG5 non parla del tuo scandalo, pensi che la gente non lo saprà? Pensi che il silenzio dei giornali “amici” ti salverà? Svegliati. La gente va su YouTube, su TikTok, su Instagram. E quando vede che i media tradizionali tacciono su qualcosa di cui tutti parlano, non pensa “ah, allora non è importante”. Pensa “ah, allora c’è una copertura”. E diventa ancora più convinta che tu sia colpevole.
Non usare le querele come arma comunicativa. Questa è la lezione più dolorosa del caso Signorini. Una querela sembra una mossa di forza: “Ti trascino in tribunale, vediamo chi ha ragione.”
Ma una querela apre un fascicolo.
Un fascicolo attira attenzione.
L’attenzione incoraggia altri a farsi avanti.
E improvvisamente ti ritrovi indagato tu, non il tuo accusatore.
Se quereli qualcuno, assicurati di avere la certezza matematica che il tribunale sarà il tuo alleato, non il tuo carnefice.
Ecco cosa avrebbe dovuto fare Signorini:
Giorno 1: Comunicato stampa dettagliato. Smentita punto per punto. Nessun avvocato a parlare al suo posto: avrebbe dovuto metterci la faccia lui, personalmente. E soprattutto: nessuna querela immediata. Prima vinci la battaglia dell’opinione pubblica, poi (semmai) vai in tribunale.
Giorno 2-3: Interviste ai principali quotidiani e telegiornali. Non per promuovere un libro, per affrontare la crisi di petto. Rispondere a tutte le domande, anche quelle scomode.
Giorno 4-7: Se le accuse erano false, produrre prove a discarico. Testimonianze di persone che potevano smentire. Documentazione. Qualsiasi cosa che potesse spostare la narrativa.
Contemporaneamente: Coinvolgere attivamente Mediaset nella difesa. Non un comunicatino tiepido: una presa di posizione forte, inequivocabile.
Solo dopo aver vinto la guerra mediatica: Valutare se e come procedere legalmente, con la consapevolezza che un tribunale è una porta che una volta aperta non puoi più richiudere.
Invece cosa ha fatto?
Silenzio. 🤐
Avvocati. 🙄
Querela che ha aperto il vaso di Pandora (santiddio!!!) 😫
Profili cancellati. 🫣
Promozione del libro come se niente fosse. 😳
E alla fine, un’indagine a suo carico. 🤦🏻♂️
È come se qualcuno gli avesse dato un manuale di crisis management e lui avesse fatto esattamente l’opposto di ogni singola raccomandazione.
E Se Invece Sei Colpevole?
Qualcuno a questo punto si starà chiedendo: tutto molto bello Frank, ma questi consigli valgono anche se quello che scrivono e pubblicano è vero?
Risposta breve: sì, vale ancora di più.
Risposta lunga: se sei colpevole, le opzioni sono due.
Opzione A: Neghi tutto. Funziona solo se sei matematicamente certo che le prove non esistono o non emergeranno mai. Nel 2025, con gli screenshot, i backup cloud, le chat che tutti conservano, questa certezza non ce l’ha più nessuno. Se neghi e poi le prove saltano fuori, sei finito. Non solo per quello che hai fatto, ma perché hai mentito. La gente perdona molte cose, ma non perdona chi la prende per stupida.
Opzione B: Ammissione controllata. Ammetti prima che ti inchiodino. Chiedi scusa in modo genuino, non con un comunicato scritto dagli avvocati. Annunci cosa farai concretamente per rimediare. Sparisci dalla scena per un periodo congruo. E solo dopo, se hai fatto un percorso credibile, valuti un ritorno.
Hugh Grant beccato con una prostituta: ammissione immediata, autoironia, scuse a Sandra Bullock in diretta TV. Carriera intatta.
Kevin Spacey accusato di molestie: negazione, poi ammissione parziale, poi video surreali su YouTube. Carriera finita.
La differenza non è nella gravità di quello che hanno fatto. È in come hanno gestito la crisi.
Il silenzio e la negazione non proteggono mai il colpevole. Prolungano solo l’agonia e peggiorano l’impatto finale. Perché la verità, nel 2025 ormai 2026, esce sempre. L’unica variabile è se esce alle tue condizioni o alle condizioni di qualcun altro.
LA MORALE DELLA STORIA (Quella Che Ti Serve Davvero)
Caro imprenditore, non so se Signorini sia colpevole o innocente. Non sono un giudice, e questo non è un tribunale.
Ma so una cosa con certezza: la sua gestione della crisi è stata un disastro totale.
E il comportamento dei media (che a molti osservatori è parso orientato a proteggere Signorini) lo ha paradossalmente danneggiato ancora di più.
Perché viviamo in un’epoca in cui la trasparenza non è più un’opzione. È un obbligo.
Viviamo in un’epoca in cui il potere di controllare l’informazione si è polverizzato. Un tizio con un iPhone e un canale YouTube può raggiungere più persone del TG5.
Viviamo in un’epoca in cui i tentativi di insabbiamento non solo falliscono, peggiorano le cose.
Quando i media mainstream hanno scelto di ignorare o minimizzare lo scandalo Signorini, non lo hanno protetto. Hanno alimentato la percezione che esistesse una copertura. Hanno dato benzina alle teorie complottiste. Hanno trasformato quello che poteva essere uno scandalo mediatico in una questione di sistema.
E quando, inevitabilmente, la diga è crollata (perché la diga crolla sempre) il danno è stato mille volte peggiore di quello che sarebbe stato se avessero semplicemente fatto il loro lavoro fin dall’inizio.
La lezione per te, imprenditore, è questa:
Non cercare di controllare ciò che non puoi controllare.
Non puoi controllare cosa dice la gente di te online. Non puoi controllare quali notizie circolano. Non puoi controllare la narrativa semplicemente facendo finta che non esista.
Quello che puoi controllare è come rispondi.
Puoi essere veloce o lento. Puoi essere trasparente o evasivo. Puoi affrontare le accuse di petto o nasconderti dietro i comunicati degli avvocati.
E la scelta che fai determinerà se sopravvivi alla crisi o se ne vieni travolto.
Signorini e Mediaset sono rimasti agli anni ‘80. Hanno pensato che bastasse non dare la notizia per farla sparire. Hanno pensato che il silenzio fosse ancora una strategia praticabile.
Si sbagliavano.
E tu, se ti trovi mai in una situazione simile, non fare lo stesso errore.
Post Scriptum: Sulle Lobby, Vere o Presunte
Un’ultima cosa, perché so che qualcuno me lo chiederà.
Esistono lobby nel mondo dello spettacolo? Certamente. Esistono ovunque ci sia potere e denaro. Lobby politiche, lobby economiche, lobby di categoria. È così che funziona il mondo, piaccia o no.
Esiste una specifica “lobby gay” o LGBTQ che dir si voglia, che controlla la televisione italiana? E che come affermano Corona o Adinolfi costringe specialmente maschi etero e con famiglia a sottomettersi e a umiliarsi sessualmente per non vedere sfumare ogni possibilità di carriera?
Non ho prove per affermarlo, e non ho prove per negarlo. E chiunque ti dica di avere certezze in un senso o nell’altro probabilmente sta mentendo o ha un’agenda. Lo scoprirà, forse, la magistratura e nel caso saremo tutti aggiornati.
Quello che posso dirti è questo: la percezione conta quanto la realtà.
Quando milioni di persone:
iniziano a credere che esista un sistema di protezione per alcuni e non per altri,
quando vedono con i loro occhi il doppio standard nella copertura mediatica,
quando notano che le regole cambiano a seconda di chi è sotto accusa (a quel punto non importa più se la “lobby” esiste davvero o no).
Il danno è fatto. La fiducia è persa. E ricostruirla richiede anni, se non decenni.
I media italiani, con la loro gestione imbarazzante di questa vicenda, hanno fatto un danno enorme alla loro credibilità. E hanno fatto un favore gigantesco a chi sostiene teorie complottiste.
Perché il complottismo si nutre di due cose:
i segreti reali e
i silenzi sospetti.
E di silenzi sospetti, in queste due settimane, ne abbiamo visti abbastanza per una vita intera.
Alla prossima,
Frank
PS: Domanda: se domani mattina qualcuno pubblicasse un video con accuse contro di te o la tua azienda, sapresti cosa fare?
Se la risposta è “chiamo l’avvocato e sto zitto”, hai appena letto cosa succede a chi fa così.
Signorini ha pagato milioni di euro in reputazione bruciata per insegnarti questa lezione gratis. La lezione è in questo articolo.
Conosci un socio, un cliente, un amico imprenditore che pensa ancora di poter “gestire” le crisi col silenzio e le telefonate agli amici giusti? Faglielo leggere.
Nel 2026, chi non impara dagli errori degli altri è condannato a ripeterli. E a pagarli.
Meglio una condivisione oggi che un disastro domani.
PPS: Hai letto fin qui, quindi o sei un masochista o sei il tipo di imprenditore che vuole capire come funziona davvero il mondo.
Se sei il secondo tipo, ho una proposta: iscriviti alla newsletter gratis. Se hai P.IVA e sei nuovo, ti arriva un pacco di materiali (fisici e digitali) dal valore reale di 3.641 euro.
“Reale” significa che ti arrivano davvero e sono prodotti in vendita a quel prezzo. “Senza trucco e senza inganno” significa esattamente questo.
Perché lo faccio? Perché i clienti migliori che ho avuto nella vita sono arrivati dopo aver letto qualcosa di mio e aver pensato: “Questo qui ragiona come me.”
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Lobby pure nel giro dei cartoni animati (con soliti elementi che si aiutano tra loro facendo ostruzionismo ad altri), figuriamoci tra i gay.
Signorini mi ha sempre fatto schifo perché come Paone ostenta con volgarità ciò che a noi non interessa: i loro fatti privati. Poi arrogante, tracotante e maleducato. Offende e ha questo atteggiamento di presunta -dovuta- intoccabilità. Credo di aver dato via la Tv anche a causa sua.
Spero lo asfaltino.
Mo attendiamo le vicende della DeFilippi🤣
Ottimi consigli come sempre!
Non ho capito perché Hugh Grant si è scusato con Sandra Bullock… non stava con Elizabeth Hurley? 🤣