Come Zerocalcare è diventato il miglior PR del neofascismo italiano (gratis)
Dedicato a tutti quelli che pensano che tapparsi le orecchie faccia sparire il rumore
C’è qualcosa di commovente nella convinzione che ignorare un problema non funzioni, ma che strillare contro un problema funzioni benissimo. È la stessa logica di chi pensa che il modo migliore per spegnere un incendio sia cospargerlo di benzina urlando “BRUTTO FUOCO! FUOCO CATTIVO!”.
Eppure in Italia abbiamo elevato questa pratica a forma d’arte. Una forma d’arte sovvenzionata involontariamente dalla parte politica che dovrebbe, almeno sulla carta, essere quella dei “colti” e degli “informati”.
Capitolo Primo: Come Regalare Una Settimana di Pubblicità Gratuita a Una Casa Editrice Che Nessuno Conosceva
Passaggio al Bosco. Mai sentita nominare, vero? Tranquillo, neanche io. Neanche il 99,7% degli italiani. Era una piccola casa editrice fiorentina con circa 300 titoli in catalogo, frequentata da una nicchia di nostalgici in camicia nera e da qualche studioso di storia delle idee con gusti discutibili.
Poi è successa una cosa meravigliosa.
Ottanta “intellettuali” (‘nzomm…), scrittori, case editrici e varie celebrità del mondo culturale italiano hanno deciso che la cosa più intelligente da fare fosse scrivere una lettera aperta per dire: “GUARDATE! GUARDATE TUTTI! C’È UN EDITORE CHE PUBBLICA ROBA BRUTTA! ANDATE A VEDERE! STAND G51! NUVOLA DELL’EUR! DAL 4 ALL’8 DICEMBRE!”
Zerocalcare, Alessandro Barbero, Antonio Scurati, Carlo Ginzburg, Caparezza. Minimum Fax, Coconino Press, Bao Publishing. Un dream team dell’intellighenzia radical-chic italiana unito in un solo, nobilissimo scopo: fare da ufficio stampa gratuito a gente che pubblica i discorsi di Mussolini.
Il risultato? Marco Scatarzi, direttore di Passaggio al Bosco, intervistato dall’Adnkronos il 6 dicembre con il tono di uno che non riesce a credere alla propria fortuna: “Ci dicono che il nostro è lo stand più visitato. In questo momento c’è una fila enorme. Abbiamo venduto tutti i libri che avevamo. Probabilmente dovremo tornare in Toscana per rifornirci.”
Rifornirci. RIFORNIRCI. Come se vendesse porchetta alla sagra di paese e avesse finito il maiale.
E la parte più squisita? “Moltissime persone sono venute per mostrare la loro solidarietà. Anche molti di sinistra.”
Anche molti di sinistra.
Fatevi un applauso, compagni.
Capitolo Secondo: L’Incredibile Saga di Zerocalcare e del Principio di Non Condivisione degli Spazi
Zerocalcare ha annunciato il suo boicottaggio con una dichiarazione che merita di essere scolpita nel marmo:
“Io sono cresciuto con un paletto molto rigido: non si condividono gli spazi con i nazisti.”
Nobile. Comprensibile. Eticamente ineccepibile.
C’è solo un piccolo, trascurabile dettaglio tecnico: Zerocalcare non condividendo lo spazio con Passaggio al Bosco ha ottenuto che milioni di persone venissero a sapere dell’esistenza di Passaggio al Bosco.
Persone che altrimenti sarebbero andate alla Nuvola dell’EUR, avrebbero comprato l’ultimo libro di Ferrante, un fumetto di Gipi e forse una penna con il logo della fiera, e sarebbero tornate a casa senza aver mai notato lo stand G51.
Invece no. Grazie all’annuncio su Instagram. Grazie alla copertura di Repubblica, Corriere, Sky, ANSA, Fatto Quotidiano, e sostanzialmente ogni testata con un abbonamento internet. Grazie al passaparola indignato. Grazie alle stories condivise. Grazie agli articoli di denuncia. Grazie a tutto questo splendido, gratuito, martellante battage pubblicitario, adesso tutti sanno dove andare se vogliono comprare le memorie del pittore austriaco o di Leon Degrelle.
La cosa ha un che di profondamente poetico, non trovate? Come Wile E. Coyote che ordina l’ennesimo razzo dalla ACME Corporation, assolutamente certo che stavolta funzionerà.
Capitolo Terzo: La Parabola del Generale Vannacci, ovvero Il Caso di Studio Che Avrebbe Dovuto Insegnare Qualcosa Ma Evidentemente No
Agosto 2023. Un generale dell’esercito di nome Roberto Vannacci autopubblica su Amazon un libro intitolato “Il Mondo al Contrario”. Per una settimana intera non succede nulla. Il libro galleggia nell’oceano dell’autopubblicazione insieme ad altri centomila titoli che nessuno leggerà mai.
Poi Matteo Pucciarelli su Repubblica decide che è suo dovere civico informare l’Italia che questo libro esiste e che contiene cose brutte (🙄).
Il giorno dopo Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera rincara la dose. Il ministro Crosetto definisce il libro “farneticazioni”. Vannacci viene destituito dal comando dell’Istituto Geografico Militare.
In quelle 24 ore vengono vendute 17.800 copie.
Diciassettemilaeottocento. In un giorno. Di un libro che la settimana prima non vendeva abbastanza da pagarsi un caffè al bar.
Vannacci, con un sense of humor che bisogna riconoscergli, ha commentato così a un certo punto:
“Le 207.000 copie le dedico a Pucciarelli e Cazzullo. Questi due articoli hanno lanciato la vendita del libro. Manderò loro in regalo una cassa di prosecco ciascuno per ringraziarli.”
Due casse di prosecco. È il minimo. Avrebbe dovuto mandargli anche dei fiori e una lettera di referenze.
Ma la storia non finisce qui. La storia non finisce MAI qui.
Procedimento disciplinare: 11 mesi di sospensione. Ogni articolo che annuncia la sospensione = altre migliaia di copie vendute.
Querela di Paola Egonu: archiviata. Ma non prima che ogni testata nazionale ne parlasse per settimane, e quindi = altre migliaia di copie.
Indagine per istigazione all’odio razziale: archiviata. Ma nel frattempo = avete capito il meccanismo.
Il bilancio finale:
oltre 300.000 copie vendute.
Royalties stimate oltre 850.000 euro.
Elezione al Parlamento Europeo con 532.368 preferenze.
Nomina a vicesegretario della Lega.
Da generale semisconosciuto a figura politica nazionale in meno di un anno. Tutto grazie ai suoi più acerrimi nemici.
Se questa fosse una strategia di marketing intenzionale, sarebbe geniale. Il fatto che sia completamente accidentale in nome della sempiterna “superiorità morale” della sinistra la rende semplicemente esilarante.
Capitolo Quarto: In Cui Qualcuno Che Sapeva Di Cosa Parlava Lo Aveva Già Detto Vent’anni Fa
Al Ries, leggendario pubblicitario americano scomparso nel 2022, aveva scritto un libro nel 2002 che si intitolava “The Fall of Advertising and the Rise of PR”. Il concetto centrale, è questo:
“Nel mondo moderno, le PR creano il brand. La pubblicità può solo difendere il brand, non crearlo.”
E ancora: “La pubblicità non può accendere un fuoco. Può solo alimentare un fuoco dopo che è stato acceso. Per far partire qualcosa dal nulla, serve la validità che solo le approvazioni di terze parti possono portare.”
“Approvazioni di terze parti” include anche, e forse soprattutto, le DISAPPROVAZIONI di terze parti. Specialmente se le terze parti sono figure autorevoli che urlano a squarciagola che quella cosa lì è pericolosissima e non bisogna assolutamente guardarla.
La controversia, spiegava Al Ries, genera credibilità perché implica che qualcuno consideri un’idea sufficientemente pericolosa da combatterla.
Nel momento in cui ottanta intellettuali firmano una lettera per dire che un editore è una minaccia alla democrazia, quell’editore acquisisce istantaneamente un’aura di importanza che non avrebbe mai potuto comprarsi con nessun budget pubblicitario.
È lo stesso principio per cui “VIETATO AI MINORI” è la migliore pubblicità possibile per qualsiasi film mediocre. O a un videogioco. O il famoso Parental Advisory che mandava sold out ogni album musicale che lo possedeva negli anni ‘80.
È lo stesso principio per cui dire “NON GOOGLARE COSA È SUCCESSO A MAZARA DEL VALLO” vi fa venire una voglia irresistibile di googlare cosa è successo a Mazara del Vallo.
Al Ries aveva sintetizzato il concetto così durante il corso Vendere con le PR che tenemmo inseme a Rimini nel 2016:
“Gli articoli sul positioning crearono un sacco di controversia. Tutti i creativi dicevano ‘Ma di cosa parlano questi pazzi del positioning?’ Ma è proprio questo che guida l’interesse, che guida l’attenzione.”
La polemica guida l’attenzione.
L’attenzione guida le vendite.
Le vendite guidano l’influenza.
L’influenza guida il potere.
E i censuratori guidano la polemica.
Qualcuno nota un leggero problema logico in questa catena?
Capitolo Quinto: La Mente Umana, Questo Traditore
Nel libro “Positioning: The Battle for Your Mind”, scritto con Jack Trout nel 1981, Al Ries aveva identificato un principio neurologico fondamentale:
“La mente comprende l’opposizione più velocemente della superiorità.”
Tradotto in italiano corrente: se dici “Siamo i migliori”, la gente sbadiglia. Se dici “Siamo il contrario di QUELLI”, la gente drizza le orecchie.
È il motivo per cui 7-Up si posizionò come “The Uncola”, cioè la Non-Cola. Non disse “siamo una bibita buonissima”. Disse “non siamo Coca-Cola”. E la gente capì istantaneamente.
È il motivo per cui Avis si posizionò con “We try harder”, cioè “Ci impegniamo di più”, implicando che Hertz, essendo il leader, se ne fregasse altamente dei clienti.
È il motivo per cui ogni volta che qualcuno dice “QUESTO È IL MALE” sta involontariamente comunicando “QUESTO È IMPORTANTE”.
Sapete cosa non genera nessuna reazione emotiva?
L’indifferenza.
Il silenzio.
Il vuoto.
Sapete cosa genera reazioni emotive fortissime? L’OPPOSIZIONE ATTIVA E RUMOROSA.
Quando Corrado Augias scrive una lettera aperta su Repubblica per annunciare che non andrà alla fiera perché “la mia tolleranza si ferma davanti al nazismo”, sta dicendo una cosa nobilissima e ineccepibile.
Sta anche, contemporaneamente, informando milioni di lettori che alla fiera c’è qualcosa di così scandaloso che Corrado Augias in persona ha sentito il bisogno di prendere posizione.
E una percentuale non trascurabile di quei milioni di lettori penserà: “Interessante. Cos’è che non vogliono farmi vedere?”
Capitolo Sesto: Il Caso Mamdani, ovvero Quando 40 Milioni di Dollari Comprano Sconfitta
A proposito di dinamiche controintuitive: Zohran Kwame Mamdani è appena stato eletto sindaco di New York. Ne ho parlato qualche articolo fa. Per non dare adito ai sinistri di dire che parlo solo contro di loro e dargli da pensare che io sia fassista o che abbia simpatie verso la Meloni o il Capitone, mi tocca (ri)parlare anche di questo caso dove i giochi di forza sono stati a parti inverse.
Chi è Mamdani? Se non avete letto quello che avevo scritto al riguardo e vivete fuori dal mondo in generale, è un socialista radicale di 34 anni. Primo sindaco musulmano della città. Sosteneva posizioni che Wall Street considerava, diciamo così, problematiche.
Quanto ha speso Wall Street per fermarlo? Bill Ackman ha messo sul piatto oltre 2 milioni di dollari. Michael Bloomberg ha donato 13 milioni al PAC “Fix the City” che sosteneva Andrew Cuomo. Complessivamente, oltre 40 milioni di dollari investiti per sconfiggere questo candidato terrificante.
Risultato: Mamdani ha vinto con il 50,78% dei voti.
Quaranta milioni di dollari. Per perdere.
Ma almeno, verrebbe da dire, ci hanno provato. Almeno hanno combattuto per le loro idee. Almeno non sono rimasti a guardare mentre...
No, aspettate. Hanno speso quaranta milioni di dollari e hanno PERSO. Perché ogni dollaro speso era anche un annuncio pubblicitario che diceva:
“I MILIARDARI DI WALL STREET HANNO PAURA DI QUESTO TIZIO”.
E gli elettori di New York, notoriamente innamorati dei miliardari di Wall Street, hanno pensato: “Se i miliardari di Wall Street hanno paura di lui, forse vale la pena votarlo.”
Capitolo Settimo: Il Paradosso del Bavaglio, ovvero L’Antifascismo Come Forma Di Fascismo
Ma a parte il caso Mamdani, c’è un momento, in ogni storia di boicottaggio fallito fatto da sinistra, in cui i censuratori iniziano a usare metodi che assomigliano curiosamente a quelli che stanno cercando di combattere.
Pensateci un attimo.
“Non deve essere permesso a questa gente di parlare” è una frase che può essere pronunciata con uguale convinzione da un antifascista militante e da un fascista militante. Cambia solo il soggetto della frase.
“Devono essere esclusi dagli spazi pubblici” funziona in entrambe le direzioni.
“Chi non si schiera dalla nostra parte è complice” è intercambiabile.
“Il dibattito non è possibile con certe persone” idem.
Luciano Canfora, storico e filologo di fama mondiale, non esattamente sospettabile di simpatie neofasciste, ha commentato la vicenda di Passaggio al Bosco con una sintesi brutale:
“L’antifascismo da salotto fa ridere.”
Ma quello che voleva dire davvero è: Zerocalcare fa ridere.
Anna Paola Concia, ex deputata PD, ha osservato:
“Con Passaggio al Bosco si fa come con Vannacci: pubblicità gratis a idee estreme.”
Ecco. Qualcuno che capisce come funziona la realtà.
Ma la lezione non viene appresa. Mai.
Perché apprendere la lezione richiederebbe a fini intellettuali come Zerocalcare di ammettere che il proprio sdegno, per quanto moralmente giustificato, potrebbe essere strategicamente controproducente.
E ammettere di aver sbagliato è più doloroso che continuare a sbagliare. Anche se il socialismo ha fallito e creato solo povertà e miseria ogni volta che è stato applicato nella storia.
Ok, questa era cattiva. Sorry.
Intermezzo: Una Breve Digressione Sulla Teoria Economica Della Stupidità
Carlo Maria Cipolla, storico economico di fama mondiale, nel suo saggio “Le leggi fondamentali della stupidità umana” aveva classificato l’umanità in quattro categorie sulla base di una semplice matrice: chi avvantaggi e chi danneggi con le tue azioni.
Gli intelligenti fanno bene a sé e agli altri.
I banditi fanno bene a sé e danno agli altri.
Gli sprovveduti fanno bene agli altri e danno a sé.
Gli stupidi fanno danno a tutti, inclusi sé stessi.
Per anni ho pensato che l’intellighenzia della sinistra italiana appartenesse alla categoria degli sprovveduti: gente che per puro narcisismo morale regala vittorie agli avversari, danneggiando la propria parte politica. Poveri ingenui che non capiscono le conseguenze delle proprie azioni.
Mi sbagliavo. Sono stato troppo generoso.
Gli sprovveduti a sinistra sono la base, il popolino. Quelli che chiudono i propri stand in fiera per andare a cantare “Bella Ciao” davanti a quello di Passaggio al Bosco.
In questo caso fanno danno a sè (non vendono libri) ma avvantaggiano la casa editrice di estrema destra che fa per la seconda volta il sold-out di libri. È la storia Vannacci che si ripete pari pari. L’effetto Streisand sotto steroidi.
Ma l’intellighenzia no. Non sono sprovveduti come la base. Mi sono sbagliato per anni. A guardarli meglio, sono banditi.
Perché vedete, Zerocalcare non esce sconfitto da questa vicenda.
Zerocalcare finisce su Repubblica, sul Corriere, su Sky, sull’ANSA, sul Fatto Quotidiano.
Zerocalcare viene intervistato, citato, celebrato.
Zerocalcare dimostra pubblicamente la propria Altissima Moralità e il proprio Coraggio Civile.
Zerocalcare rafforza il proprio brand personale come “Artista Impegnato Che Non Scende A Compromessi”.
Zerocalcare vince.
Chi perde è la base di sinistra che lui dice di rappresentare.
Quella che si ritrova a spiegare ai colleghi moderati perché dovrebbero votare per gente che usa metodi da inquisizione per combattere gli eretici.
Quella che guarda i sondaggi e vede i centristi spostarsi sempre più a destra perché “almeno quelli non mi danno del fascista se faccio una domanda”.
Quella che osserva impotente mentre ogni boicottaggio sposta la finestra di Overton un altro centimetro verso il pittore austriaco con i baffetti a mosca.
Il meccanismo è perfetto nella sua perversione:
il singolo intellettuale accumula capitale sociale e morale
la causa collettiva paga il conto.
Privatizzazione dei benefici, socializzazione delle perdite. Un derivato finanziario del narcisismo.
E come tutti i banditi che si rispettino, non ammetteranno mai di esserlo. Perché il bello di fare i banditi travestiti da paladini è che puoi continuare a sentirti virtuoso mentre svuoti le tasche ai tuoi compagni di strada.
Almeno i banditi veri hanno la decenza di sapere cosa sono.
Capitolo Ottavo: Tabella Riassuntiva Per Chi Ha Fretta
Capitolo Nono: Cosa Funzionerebbe Davvero (Ma Nessuno Vuole Sentirlo)
Sapete cosa uccide davvero un’idea? Il silenzio.
Sapete cosa fa appassire un movimento? L’irrilevanza.
Sapete qual è la punizione peggiore che si possa infliggere a qualcuno che cerca attenzione? Non dargliene.
Ma il silenzio non fa sentire virtuosi i radical-chic.
Il silenzio non genera likes su Instagram.
Il silenzio non ti fa intervistare dai giornali.
Il silenzio non ti permette di esibire la tua superiorità morale davanti ai tuoi pari.
Quindi il silenzio non è un’opzione.
E così, anno dopo anno, scandalo dopo scandalo, boicottaggio dopo boicottaggio, la sinistra italiana continua a fare pubblicità gratuita ai suoi nemici, e poi si chiede come mai i suoi nemici continuino a crescere.
È come guardare qualcuno che si spara sui piedi, si chiede perché gli fanno male i piedi, e decide che la soluzione è spararsi anche sull’altro piede.
Capitolo Finale: Una Modesta Proposta
Visto che evidentemente la lezione non verrà mai appresa, propongo un’alternativa: monetizzare il disastro.
Se i boicottatori sono destinati a fare da ufficio stampa gratuito a chiunque decidano di boicottare, tanto vale formalizzare la cosa. Passaggio al Bosco potrebbe pagare una commissione del 10% sulle vendite generate dalle polemiche. Vannacci potrebbe istituire una borsa di studio intitolata a Pucciarelli e Cazzullo. Mamdani potrebbe mandare un biglietto di ringraziamento a Bloomberg.
Almeno così l’autolesionismo avrebbe un ritorno economico.
In alternativa, e qui sto sognando, potremmo provare una cosa rivoluzionaria: analizzare se una strategia funziona PRIMA di metterla in pratica, e modificarla se le evidenze suggeriscono che sta producendo l’effetto opposto.
Ma questo richiederebbe ammettere che le buone intenzioni non bastano. Che la virtù ostentata può essere controproducente. Che il narcisismo morale di Zerocalcare e sodali è una trappola. Che gridare più forte non equivale ad avere ragione.
E questo, ovviamente, è chiedere troppo.
Quindi ci vediamo al prossimo boicottaggio. Che, se la matematica non è un’opinione, dovrebbe trasformare il prossimo editore sconosciuto nel fenomeno culturale del 2026.
Non vedo l’ora.
P.S. Se qualcuno volesse censurare o boicottare questo articolo, diffondendolo ovunque per denunciarne l’immoralità, sarebbe molto apprezzato. Se Zerocalcare mi rispondesse indinniato, diventerei ricco di colpo. Ci spero. Grazie in anticipo per la pubblicità gratuita.
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PPPS: Nota Storica Per Chi Ha La Memoria Corta (O Non L’Ha Mai Avuta)
Una cosa che gli “antifà” contemporanei non comprendono, probabilmente perché hanno il livello culturale di un criceto in coma etilico, è che le idee sbagliate si combattono sul piano delle idee. Se uno è un cretino, lo fai parlare e lo confuti mostrando la pochezza, l’assurdità o la violenza del suo pensiero. È un principio così elementare che persino Popper lo sapeva.
Già, Popper. Quello del “paradosso della tolleranza” che i ThanosCalcare (quelli che vorrebbero far sparire chi non la pensa come loro con uno schiocco di dita) citano a sproposito ogni volta che vogliono giustificare la censura.
Peccato che Popper abbia scritto esattamente il contrario di quello che gli mettono in bocca. La citazione completa, quella che nessuno legge mai, dice:
“Non intendo dire che dovremmo sempre sopprimere l’espressione di filosofie intolleranti; finché possiamo contrastarle con l’argomentazione razionale e tenerle sotto controllo con l’opinione pubblica, la soppressione sarebbe certamente imprudente.”
Imprudente. Non “doverosa”. Non “moralmente necessaria”. Imprudente.
Popper si riferiva a chi “rifiuta di incontrarci sul piano dell’argomentazione razionale” e insegna ai propri seguaci “a rispondere agli argomenti con l’uso dei pugni o delle pistole”.
In altre parole, si riferiva precisamente a quelli che oggi urlano “no platform” e oscurano gli stand alle fiere del libro. Non a gente che viene “additata” come fascista per i motivi più banali di non allineamento al pensiero dominante di sinistra.
Il paradosso della tolleranza, correttamente inteso, è un avvertimento contro chi usa metodi fascisti per combattere il fascismo, non una giustificazione per usarli.
Ma supponiamo pure che la censura funzioni. Supponiamo che tappare la bocca a qualcuno lo faccia sparire.
Nel 2021 uno studio pubblicato su arXiv da Justin Lane e colleghi ha costruito un modello computazionale per testare esattamente questa ipotesi.
Risultato: “La censura centralizzata ha l’effetto più forte sulla radicalizzazione”. Non la riduce. La aumenta. I ricercatori hanno scoperto che quando le piattaforme spingono gli individui con credenze non convenzionali fuori dai loro siti e negli angoli più bui di Internet, “è più probabile che si radicalizzino e diventino potenzialmente problematici per la società”.
Tradotto: ogni volta che banni qualcuno da X o da Facebook perchè è un “Qualcosa-ista” che a te non piace, lo stai spedendo su Telegram dove troverà altri come lui e diventerà dieci volte peggio. Complimenti.
Gli stessi ricercatori, in collaborazione con Daryl Davis (l’uomo che ha convinto oltre 200 membri del Ku Klux Klan ad abbandonare l’organizzazione semplicemente parlandoci), hanno concluso che “anche difendere la libertà di espressione ci espone ad aspetti dell’umanità che troviamo brutti, è significativamente meglio che censurare l’espressione legale di idee”.
Davis, un nero che si siede a tavola con i suprematisti bianchi e li convince a cambiare idea, capisce qualcosa che l’intellighenzia italiana evidentemente non riesce a comprendere:
le pessime idee si sconfiggono con idee migliori, non con i cordoni sanitari cantando Bella Ciao
E poi c’è la questione storica. Quella che dovrebbe far venire i brividi a chiunque abbia aperto un libro di storia almeno una volta nella vita.
Heinrich Heine, poeta tedesco di origine ebraica, nel 1821 scrisse una frase che si è rivelata profetica: “Dort, wo man Bücher verbrennt, verbrennt man auch am Ende Menschen.”
Dove bruciano i libri, alla fine bruciano anche le persone.
Centodieci anni dopo, il 10 maggio 1933, studenti universitari nazisti bruciarono oltre 25.000 volumi nella Bebelplatz di Berlino. Tra gli autori messi al rogo c’era lo stesso Heine. Goebbels dichiarò quella sera “la fine dell’intellettualismo ebraico”.
Ma non è iniziata con i roghi. È iniziata prima.
È iniziata con le liste di autori “sgraditi”. Con i boicottaggi. Con il “non condividiamo gli spazi”. Con la catalogazione maniacale di chi era accettabile e chi no. Wolfgang Hermann, un bibliotecario, compilò la prima lista nera il 26 marzo 1933: 12 autori. In un anno erano diventati 4.100 titoli.
Poi sono arrivati i roghi. Poi i campi. Non nell’ordine inverso.
Come ha scritto lo United States Holocaust Memorial Museum: “I roghi dei libri segnarono l’inizio di un periodo di estesa censura e controllo della cultura nel regno del terrore in escalation di Adolf Hitler.” E ancora: “Gli storici considerano i roghi dei libri nazisti come un importante segnale di avvertimento dei crimini futuri.”
Un segnale di avvertimento. Non un incidente isolato. L’inizio di una traiettoria.
Sarebbe bello poter cancellare con uno schiocco di dita le persone che non la pensano come noi, come vorrebbero i ThanosCalcare. O “per legge” perché “il fascismo è vietato” (è vietata la ricostituzione del partito fascista in Italia, non pubblicare testi di autori identificati come tali, per la precisione, che piaccia o meno).
Ma il punto è che quella strada, quella della soppressione progressiva del dissenso, l’ha già percorsa qualcuno. Un pittore austriaco con i baffetti a mosca.
E non è iniziata con le camere a gas.
È iniziata con la lista degli autori indesiderabili.
Con il rifiuto di condividere gli spazi.
Con l’idea che certe idee fossero troppo pericolose per essere discusse e andassero semplicemente eliminate.
È una strada che una persona di sinistra non dovrebbe percorrere nemmeno sotto tortura. Nemmeno con la scusa:
“É vero che non si fa, ma lo facciamo solo ai fascisti perché con loro non si deve discutere”.
Perché sei sempre l’”ista” di qualcun altro. Prima o poi.
E quando quel qualcun altro avrà abbastanza potere, userà contro di te esattamente i precedenti che tu hai creato per lui.
Buona vita a tutti.





Seguo vagamente la politica ma mi sembra che la destra abbia imparato già questa e l'abbia applicata proprio con Vannacci. Non appena ha visto che stava facendo più danni che del bene al partito, gli ha semplicemente tolto visibilità e adesso si sta spegnendo. Se avesse detto pubblicamente "Vannacci è così di destra che ci fa schifo pure a noi" , a quest'ora saremmo tornati alla monarchia con tutta probabilità.
Articolo super interessante, grazie!
Sinceramente, non penso che avere integrità morale e dichiararlo sia cercare per forza visibilità, o di contro crearla per chi non l'aveva. Credo che le vendite della casa editrice estremista stiano più che altro a dimostrare la pochezza del pubblico, che decide di acquistare un titolo perché è un "trend", titolo che non leggerà mai e andrà bene come aneddoto per una cena fra amici nei prossimi anni. La casa editrice tornerà a vendere quei 4 libri di merda che vendeva prima e camperà solo coi finanziamenti, ma ciò non vuol dire che allora si debba accettare in silenzio di condividere spazi e luoghi con gente che la condivisione l'ha sempre schifata.