Come i Maneskin Hanno Bruciato 10 Milioni di Euro in 12 Mesi Ignorando le Leggi del Marketing (e perchè si riuniscono)
Ah, il dolce suono della Schadenfreude mattutina! Il 19 agosto 2025, la stampa di tutta Italia ci regala una perla di giornalismo finanziario che neanche il miglior sceneggiatore di Netflix avrebbe osato immaginare. La Empire srl dei Maneskin passa da €18,6 milioni a €8,5 milioni di ricavi - una performance così spettacolare che persino il Titanic, al confronto, sembra essere affondato con grazia.
Ma ecco la ciliegina sulla torta del disastro: Victoria De Angelis, la bassista, ha battuto il sex symbol Damiano David. La sua Davic srl ha fatturato €1.842.997 con utili di €167.120, mentre il nostro eroe tatuato si è fermato a €1.205.763 con utili da €15.283 - praticamente quello che guadagna un influencer di provincia vendendo preset per Instagram.
Alessandro De Angelis, padre di Victoria e probabilmente l'unico adulto nella stanza, ha annunciato la reunion con la stessa solennità con cui si annuncia il ritorno di un figlio prodigo che ha sperperato l'eredità in NFT e criptovalute farlocche.
Capitolo 1: Quando eri l'unico italiano a non fare ridere gli americani (e poi hai deciso di rovinare tutto)
Il miracolo che neanche Padre Pio
Facciamo un passo indietro. I Maneskin avevano fatto l'impossibile: essere italiani e famosi nel mondo senza dover cucinare pasta o guidare una Ferrari. I numeri erano da capogiro:
4+ miliardi di stream (più degli abitanti dell'Asia)
50,3 milioni di ascoltatori mensili (più della popolazione della Corea del Sud)
Prima band rock italiana nominata ai Grammy (battendo il record precedente di... nessuno)
Il segreto? Non essere Eros Ramazzotti
Mentre Eros cantava "Se bastasse una sola canzone" (spoiler: non bastava), e Laura Pausini conquistava l'America Latina cantando di strani amori (che fanno strani effetti principalmente sui conti bancari spagnoli), i Maneskin avevano capito il trucco: essere su TikTok prima che tua madre scoprisse cos'è TikTok.
"Beggin'" è stata usata da più di 9 milioni di video su TikTok. Per capirci, è come se ogni abitante della Svizzera avesse fatto un video ballando sulla loro canzone, inclusi i neonati e i monaci tibetani in ritiro spirituale.
Capitolo 2: Come reinventare il rock per gente che pensa che i Led Zeppelin siano lampadine ecologiche
La geniale strategia del "Non siamo Vasco Rossi"
Vasco Rossi, l'eterno ragazzo di Zocca che a 73 anni continua a cantare di vita spericolata (ora probabilmente riferendosi al non prendere l'ascensore), rappresentava il rock italiano classico:
maschio alfa sgarrupato
sigaretta in bocca
problemi esistenziali risolti con Jack Daniel's.
I Maneskin? Il loro target demografico ha 16-25 anni e pensava che il vinile fosse un tipo di yoga. Con il 60-70% di fanbase femminile, avevano trasformato il rock da "musica per maschi arrabbiati" a "soundtrack per selfie estetici su Instagram e balletti su TikTok".
L'equazione del successo (che poi hanno dimenticato)
La formula era semplice quanto geniale:
Rock + Eyeliner = Confusione di genere produttiva
Eurovision + TikTok = Viralità istantanea
Italiano + Inglese = Copertura globale senza sembrare Fabio che ordina fish and chips a Londra
Damiano stesso aveva detto: "Siamo una traduzione della musica del passato nella modernità". Peccato che poi abbia deciso di tradurre anche se stesso... in Google Translate modalità "pop generico".
Capitolo 3: Le carriere soliste, ovvero "Come trasformare l'oro in piombo: un tutorial"
A questo punto della storia, ogni manuale di marketing suggerirebbe: mantieni il focus, non rompere la magia. Se sei leader incontrastato in un segmento che tu stesso hai creato, difendi quella posizione con le unghie e con i denti.
E invece, nel 2024, ecco il colpo di scena: i Måneskin annunciano una separazione temporanea. Damiano vuole lanciare un progetto solista; Victoria pure si dedica a un suo progetto personale; la band si prende una pausa indefinita. In pratica, decidono di fare a pezzi quel brand così forte che avevano costruito.
Una mossa che lascia perplessi molti osservatori... tranne forse Al Ries, che l’aveva prevista in un capitolo dal titolo illuminante: “La Legge dell’Estensione”.
C’è sempre una “irresistibile tentazione di estendere il marchio” oltre i suoi confini naturali
diceva Al Ries, e questa è la violazione più comune e pericolosa delle leggi del marketing. In parole povere, un giorno sei concentrato e tutto va a gonfie vele, il giorno dopo ti disperdi in mille rivoli e inizi a perdere colpi. Vi suona familiare?
I manager dei Måneskin (o chi per loro li ha consigliati) devono aver pensato: “Perché accontentarsi di un solo gruppo di successo, quando possiamo avere più carriere soliste e fare ancora più soldi?”.
Ragionamento sulla carta seducente, ma che ignora un principio base: un brand forte vale più della somma delle sue parti. I Måneskin insieme erano un brand coerente e unico; divisi diventano quattro nomi qualsiasi, ciascuno dei quali deve ricominciare a costruirsi un’identità propria da zero, entrando per giunta in mercati ultra-competitivi. Santamadonna…
Un classico errore di arroganza: il successo spesso porta a sopravvalutarsi, facendo credere che qualunque cosa si faccia funzionerà per il solo fatto di essere famosi.
Il successo porta spesso all'arroganza, e l'arroganza porta al fallimento. L'ego è il nemico del marketing di successo
ammonisce dal Cielo Al Ries.
Ecco, possiamo dire che un po’ di ego qui c’è stato. Pensare che il pubblico ti seguirà ciecamente qualunque cosa tu faccia, solo perché “sei tu”, è una illusione pericolosa.
Il pubblico si era innamorato di un certo posizionamento (band rock trasgressiva), non semplicemente di quattro individui presi a sé stanti. Ma sono io che parlo strano? Parlo difficile? E colpa mia o si capisce quello che dico?
Vediamo infatti come si sono posizionati – o de-posizionati – Damiano e Victoria da soli.
Damiano David da frontman dei Måneskin si trasforma in un cantante solista pop/alternative.
Il suo album da solista, Funny Little Fears, esce nel 2025 e viene descritto dalla critica come “un elegante album pop”, una sorta di Harry Styles moment personale, con cui Damiano “si libera dalle radici rock”. 🤐
Traduzione: ha annacquato il suo DNA rock per buttarsi in un pop più mainstream e patinato. Intendiamoci, il disco contiene anche pezzi rock e momenti intensi, ma il messaggio generale è chiaro: Damiano non è più (solo) il rocker graffiante di prima, ora vuole essere una popstar sofisticata.
Peccato che il mondo sia pieno di aspiranti popstar sofisticate. Nel panorama internazionale, Damiano solista è entrato in una categoria affollatissima (il pop/indie anglofono) dove ci sono artisti con anni di vantaggio e pubblico consolidato.
Come insegna Al Ries,
per lanciare un nuovo brand con successo devi essere il primo in una nuova categoria, o quantomeno presentarti come l’alternativa al leader di un’esistente
Damiano nel 2025 non poteva certo essere “il primo” nel pop internazionale (ci sono decenni di storia lì), né si è posizionato come qualcosa di davvero alternativo rispetto ai leader attuali – il suo stile solista, pur di qualità, non era così rivoluzionario da spiazzare Ed Sheeran o The Weeknd, per intenderci.
Insomma, ha perso sia la leadership (che aveva nel suo vecchio segmento rock) sia la differenziazione. Da brand leader è diventato un follower in un campo non suo.
E i fan? Confusi: quelli che amavano i Måneskin per l’energia rock si sono trovati un Damiano più soft e introspettivo; un bravo artista, certo, ma non quello per cui avevano acceso i cuori.
In termini di branding, ha smesso di possedere quella parola – “rock” – nella mente dei suoi fan, ritrovandosi a rincorrere altre parole già ben presidiate da altri (cantautore pop, performer fashion, ecc.).
Damiano David: Da Dio del Rock a Cantante da Matrimonio Premium
Insomma per farla breve… il nostro eroe decide che essere il frontman della band rock più hot del momento non è abbastanza. No, lui vuole essere il nuovo Ed Sheeran, ma con più tatuaggi e meno talento per le ballad.
I risultati parlano da soli:
Album "Funny Little Fears": 14 tracce che neanche sua madre riascolta
10,3 milioni di ascoltatori Spotify (congratulazioni, hai battuto il mio vicino che fa lo youtuber. Forse manco lui, devo controllare)
Tour in teatri da 3.000 posti (dagli stadi ai teatri: è come passare dalla Formula 1 ai go-kart)
Kerrang! recensione: 3/5 stelle e la critica "dolorosamente vaga e generica" (traduzione: fa schifo ma siamo educati)
Victoria De Angelis: Almeno lei ci ha provato (e ha guadagnato di più)
Victoria, con l'intelligenza di chi sa contare oltre dieci, si butta nel mondo DJ. Il suo singolo "GET UP BITCH!" con Anitta è esattamente quello che ti aspetteresti da una bassista rock che diventa DJ: confuso come un vegano al banco macelleria.
Ma hey, almeno fattura! €20-50K a serata per far saltare ricchi annoiati a Ibiza.
È come vedere Beethoven che suona la pianola al bar, ma almeno paga le bollette.
Anche qui: scelta coraggiosa, ma che significa? Che la bassista simbolo del glam-rock italiano ora vuole farsi un nome come DJ o produttrice EDM?
Un altro salto di categoria non da poco. Il mondo della musica elettronica è iper-competitivo e saturo di talenti; anche se “Vic” porta con sé la notorietà dei Måneskin, deve comunque confrontarsi con un pubblico e un circuito del tutto diversi, dove la sua immagine di rockstar può persino essere un ostacolo (i puristi del techno storcono il naso davanti alle incursioni delle pop/rockstar nel loro territorio).
In sostanza, Damiano e Victoria hanno diluito il posizionamento originario in due direzioni differenti, perdendo quell’unità di brand che faceva la forza dei Måneskin. La band era più della somma dei singoli: era l’alchimia tra loro a essere vincente. Divisi, ognuno ha scoperto quanto è dura imporre un nuovo brand personale nel mercato musicale globale.
Capitolo 4: Al Ries entra nella chat (e non è felice)
La Legge del Focus: "Ragazzi, avevate UNA COSA da fare..."
Al Ries, dal suo ufficio in Paradiso probabilmente tappezzato di casi studio fallimentari, avrebbe potuto prevedere tutto.
"Il concetto più potente nel marketing è possedere una parola nella mente",
diceva. Povero illuso, il mio Maestro. Ingenuo. Cuore tenero e generoso contro un mondo ingrato e presuntuoso.
I Maneskin possedevano "ROCK". Poi hanno deciso che no, meglio possedere anche "pop", "techno", "confusione esistenziale" e "crisi di mezza età a 25 anni".
È come se la Coca-Cola decidesse di fare anche yogurt. Oh wait, l'hanno fatto. Ed è finita malissimo.
Ma David Bowie! Ma Madonna! (Ma anche no)
"Ma Bowie si reinventava continuamente!" grideranno i fan. Certo, ma Bowie aveva:
Talento stratosferico (non solo addominali e tettine che fuoriescono dagli abiti)
Decenni di carriera prima di sperimentare
MOSTRI alle spalle come Brian Eno, Tony Visconti, Ken Scott, Lou Reed, Mick Ronson, Iggy Pop, Nile Rodgers solo per citare le divinità della musica più famose che lo accompagnavano per mano da una sonorità all’altra (ma sempre con un filo conduttore unico).
Madonna? Lei cambiava immagine ma rimaneva sempre Madonna che faceva pop. Non è che un giorno si svegliava e diceva
"Sai che c'è? Oggi faccio death metal norvegese BRHHHUAAA BRHUAAA! MORIRETE TUTTI KIVEMMUORT’! FORZA IL SATANASSOOO BRUHAAHA!".
I Maneskin hanno fatto l'equivalente di Superman che decide di aprire una pasticceria: tecnicamente può farlo, ma spreca superpoteri per fare croissant mediocri.
La Legge della Percezione violentata senza consenso
"Il marketing è una battaglia di percezioni", dice Al Ries. I Maneskin erano percepiti come:
L'ultima speranza del rock
Sexy e pericolosi (nel senso buono)
Autentici ribelli Gen Z
Dopo la separazione sono percepiti come:
Damiano: Il tizio che canta canzoni tristi
Victoria: La DJ che esce le tettine ma era in una band famosa
Gli altri due: Chi?
Capitolo 5: Il confronto impietoso con gli altri italiani (che almeno erano coerenti nei loro tentativi)
La Hall of Fame del "Ci abbiamo provato"
Eros Ramazzotti: 70-80 milioni di dischi venduti, sconosciuto negli USA quanto il bidet. Ma almeno lui SAPEVA di fare musica per latini romantici e ci ha costruito un impero.
Laura Pausini: Prima italiana a vincere un Grammy, regina indiscussa del "mercato ispanico più Italia". Frase memorabile: "Non voglio che gli americani mi conoscano in modo falso". Almeno lei era onesta!
Andrea Bocelli: 90 milioni di dischi venduti cantando opera pop per signore di mezza età. Non ha mai finto di essere Justin Timberlake.
I Maneskin invece? Avevano conquistato TUTTI e hanno deciso che era troppo mainstream. È come vincere alla lotteria e lamentarsi che i soldi sono troppo volgari.
(Sì, lo so che il più grande italiano di tutti è stato Big Luciano, ma lui non può essere messo in classifica con questi pur apprezzabili artisti. Fate i seri. Pavarotti è e sempre rimarrà il dio della musica italiana. Stop.)
Capitolo 6: L'analisi finanziaria che fa piangere anche i commercialisti
Quando eri ricco (2022-2023)
Tour "Loud Kids": $53,5 milioni (il PIL di una piccola nazione insulare)
San Siro + Stadio Olimpico: $18,4 milioni (quattro sere, quattro trionfi)
Ricavi totali stimati: $115-130 milioni (abbastanza per comprare un'isola greca)
Quando hai scoperto che non eri Re Mida (2024-2025)
Perdita: 70-80% dei ricavi (anche Lehman Brothers è impressionata)
Damiano tour: Teatri mezzi vuoti che echeggiano di rimpianti
Victoria DJ set: Ricchi annoiati impippati di bamba fino alle orecchie che si chiedono "Ma questa chi è? Ma poi le esce le tettine?"
La reunion: Non è un ritorno, è una resa
Proiezioni 2025-2026: tra i 75 e i 150 milioni di dollari (dice la stampa di settore) SE la gente li perdona.
È come tornare dall'ex dopo aver provato Tinder: umiliante ma necessario.
Epilogo: La morale surrealista di questa favola moderna
In un universo parallelo dove le leggi della fisica e del marketing hanno senso, i Maneskin sono ancora insieme, dominano il mondo del rock e Damiano non ha mai pensato: "Sai che c'è? Faccio il cantautore introspettivo".
Ma viviamo nel nostro universo, quello dove quattro ragazzi hanno trasformato l'oro in piombo con la stessa facilità con cui si ordina un cappuccino decaffeinato con latte di soia (un ossimoro liquido, proprio come le loro carriere soliste).
Al Ries, dal suo olimpo del marketing, osserva e annuisce: "Ve l'avevo detto". Non serviva essere guru del posizionamento per capirlo. Bastava non essere … ehm … sciocchini.
Ma evidentemente, quando hai 25 anni, addominali scolpiti e milioni di follower, il cervello diventa un optional come il lettore CD nelle Tesla.
La reunion annunciata non è un "triumphant return". È l'equivalente musicale del walk of shame del lunedì mattina: necessario, imbarazzante, e tutti fanno finta di non aver visto niente.
La lezione finale (che nessuno imparerà)
Il caso Maneskin diventerà un case study intitolato: "Come rovinare tutto in tre mosse: un tutorial per millennial troppo sicuri di sé".
Le tre mosse:
Avere successo straordinario
Credere di essere speciali invece che bravi (e fortunati) nel beccare una nicchia
Separarsi per "crescita artistica" (spoiler: l'unica cosa che può crescere è il rosso in banca)
In fondo, i Maneskin hanno dimostrato che puoi togliere il rock dall'Italia, ma non puoi togliere l'autodistruzione tipicamente italiana dal rock. È poetico, in un modo masochistico e disfunzionale. Come un sonetto del Petrarca scritto su carta igienica.
E così, mentre scrivo queste righe sorseggiando un tè (molto british), non posso che sorridere pensando che da qualche parte, in qualche villa lussuosa, quattro ragazzi si stanno chiedendo come hanno fatto a trasformare il "Tocco di Re Mida" nel "Tocco di Re MiRda".
Welcome back, Maneskin. Il rock vi aspettava. Basta cazzate e torniamo a fare sul serio 🤟
P.S. - A tutti gli imprenditori, coach, consulenti, ciarlatani, liberi professionisti, macchinisti, tranvieri, uomini di fatica: non so se lo avete capito ma questo report non parla di musica o di musicisti.





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Spoiler (...quelli col flauto)
Ero un chitarrista da adolescente, ed ero bravo. Poi ho ascoltato Eric Clapton nei Cream e ho pensato che non avrei mai potuto raggiungere il suo livello. Così ho mollato la chitarra elettrica per un paio d’anni. Ho venduto la mia Fender Stratocaster per comprare un paio di microfoni, ma poi notai sul muro del negozio di strumenti musicali un flauto. Dissi: “voglio uno di quelli!”. Venne spontaneo riferirmi a uno strumento che sembrava così portatile. Ho iniziato nell’estate del ’67 che non sapevo fare neanche una nota, ma non appena capii come fare, e cioè molti mesi dopo andai piuttosto spedito e l’anno successivo suonavo. Diventò un tratto distintivo della band: “i Jethro Tull sono quelli col flauto”, si diceva, e questo servì per imporci rispetto ai soliti con la chitarra elettrica in evidenza. E del resto io trattavo il flauto come un chitarrista rock tratta il suo strumento, con i riff, gli assolo e movenze particolari. Imparai poi la tecnica di cantare e parlare dentro il flauto, in modo da ottenere un suono più aggressivo, ispirandomi al sassofonista Roland Kirk _ Ian Anderson (Jethro Tull)
Non credo che questo articolo affronti l’argomento con oggettività: nelle parole scelte sento molto rancore. È comunque una posizione rispettabile, sia chiaro. Quello che però mi dispiace è vedere come articoli di questo tipo ignorino del tutto un aspetto fondamentale: il diritto di un artista di sperimentare, di cercare qualcosa di più vicino ai propri interessi, senza per forza inseguire miliardi. Ci sono album che all’inizio hanno avuto scarso successo ma col tempo sono diventati iconici. Questa ossessione per i numeri, per gli incassi, per gli streaming o i biglietti venduti, non fa bene né alla musica né a chi la crea